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La cultura di Monte Claro

L'Eneolitico Evoluto vede l'affermarsi e il diffondersi in tutta la Sardegna della cultura di Monte Claro. Caratterizzata da vasi con decorazione prevalente a solcature più o meno larghe e profonde, questa cultura è stata ritrovata in villaggi all'aperto, anche di carattere sacrale e difensivo, in necropoli a domus de janas e in grotte funerarie.
I villaggi sono costituiti da strutture abitative quadrangolari con zoccolo in muratura ma, soprattutto nell’area del Campidano, continua la tradizione più antica di realizzare le capanne con materiale deperibile, infossandole sul banco roccioso naturale.
A Monte Baranta di Olmedo e a Monte Ossoni di Castelsardo poderose strutture poste a difesa dei villaggi indicano un’esigenza di sicurezza che comporta anche la scelta di un luogo alto, in parte naturalmente protetto.
A Biriai di Oliena un villaggio di grandi dimensioni, costruito secondo criteri che sottintendono precise scelte “urbanistiche”, è collegato ad un santuario e ad un’area megalitica.
La tipologia dei sepolcri usati dalla genti Monte Claro è molto varia: domus de janas realizzate dalle popolazioni precedenti di cultura Ozieri, ciste litiche, tombe a fossa, sepolture in grotta. Nell’ambito della città di Cagliari, ma anche in altri siti del Cagliaritano, sono documentati ipogei scavati ed utilizzati esclusivamente da genti Monte Claro. Si tratta di tombe a forno sia in forma semplice con pozzetto di accesso sia in schemi più elaborati con tre piccole celle a forno disposte a trifoglio intorno ad un pozzetto centrale.
Nel Sulcis-Iglesiente sono le grotte naturali i luoghi di sepoltura privilegiati dalle comunità Monte Claro, ma è documentato anche il riuso di grotticelle artificiali.
Nella ceramica di cultura Monte Claro le forme più comuni sono costituite da grandi orci, doli, situle, scodelle, tripodi, piatti, boccali,caratterizzati da orli più o meno sviluppati a rigida tesa obliqua sporgente in fuori, da anse a nastro talora in duplice coppia, da decorazione a solcature o a scanalature disposte prevalentemente in spartiti ortogonali, da motivi impressi a file di punti o a piccoli triangoli intagliati, da decorazioni a "stralucido", che disegnano, con l'azione della stecca, motivi solari, a chevron, a rametti stilizzati.
Questo patrimonio ceramico comune assume caratteristiche particolari a seconda delle zone della Sardegna, per cui si riconoscono alcuni aspetti locali, i più significativi dei quali sono quelli del Cagliaritano, del Nuorese e del Sassarese.
Sono ancora piuttosto scarsi i reperti metallici riferibili alla cultura di Monte Claro; tra questi l’oggetto più caratteristico è il pugnale di rame con lama a foglia e lungo e robusto codolo, documentato da diversi esemplari rinvenuti in contesti funerari. Nell’ambito di questa cultura viene documentato per la prima volta l’uso di grappe di piombo per restaurare i vasi.
Peraltrol’utilizzo di strumenti in metallo doveva essere ben più ampio di quanto non dimostrino i rinvenimenti, vista anche la scarsa documentazione di industria litica nei contesti Monte Claro.
Per gli aspetti sopra evidenziati si può dire che la cultura di Monte Claro costituisce una fase a sé stante, innovativa, con caratteri propri e con deboli legami col passato. Le stesse successioni stratigrafiche finora note non chiariscono del tutto i suoi rapporti con le altre culture Eneolitiche di Filigosa e Abealzu.


Presentazione Anthroponet è un sistema in grado di consentire l'acquisizione, la catalogazione e la pubblicazione del materiale informativo relativo alle collezioni scheletriche provenienti dai siti preistorici, protostorici e storici della Sardegna. Il materiale informativo raccolto è costituito non solo da testi e da immagini, ma anche da riproduzioni tridimensionali di alcuni reperti di particolare interesse antropologico e archeologico.
Comunicazioni
Anthroponet è stato presentato allo SMAU di Milano dal 16 al 20 ottobre 2007 e al TECHA 2008 di Roma dal 10 all'11 marzo.

Ringraziamenti
Regione Sardegna Misura 3.13


Soprintendenza per i Beni archeologici per la Sardegna. Le immagini sono pubblicate "su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali"
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